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La Castagna

. . . C'era una volta.
Un tempo la raccolta autunnale delle castagne coinvolgeva tutta la famiglia e avveniva con ogni possibile scrupolo perchè non un solo frutto doveva andare perduto.
Dalla cura e dalI'attenzione con cui questo lavoro veniva compiuto dipendeva I'aIimentazione replica watches nei lunghi mesi invemali.
Essiccate al calore di appositi locali e conservate per una successiva e lenta cottura, erano ingrediente di una minestra di legumi, di una zuppa di latte o di un più gustoso secondo con lo zampone o le cotiche di maiale.
Macinate e trasformate in farina diventavano ingrediente di pane, pasta e dolci, inoltre con gli scarti si allevavano non pochi animali domestici: ci mangiavano maiali, galline ed anche i bovini, Insomma erano un elemento fondamentale neIl'economia di una casa, un dono gratuito della natura di cui è bello riscoprire l'importanza.


. . . La Castagna, il pane dei poveri.
Il castagno è una pianta di origine antichissima, essendo tra le latifoglie che fecero la loro comparsa sulla Terra nel Cenozoico, popolando di foreste vastissime regioni. La sua zona di diffusione originarla molto estesa, comprendendo l'intero bacino del Mediterraneo, i litorali atlantici dell' Europa meridionale e dell'Africa settentrionale, l'arco alpino, l'Asia Minore e spingendosi fino a lambire il Mar Caspio.
La castagna è dunque presente nella dieta dell'uomo fin dalla preistoria e in epoca storica, le sue virtù erano ben note e celebrate giù dagli autori più antichi: il greco Senofonte definì ll castagno "l'albero del pane" e la castagna "il pane dei poveri", definizione che ritroviamo anche in Giovanni Pascoli, poichè la castagna è stata per secoli la presenza più assidua sulla tavola delle famiglie, anche le più povere.
Prima della scoperta dell'America, quando ln Europa non esistevano ancora le patate ne' il mais (materia prima della polenta) la castagna era infatti l'alimento che più di ogni altro preservava dalla fame e permetteva di superare i periodi di carestia. Questo non soltanto grazie alla sua abbondante produzione (ancora oggi in Italia ci sono 800.000 ettari coperti da castagneti, pari al 15% dell'intera superficie boschiva) ed alla facilità di conservazione allo stato essiccato, ma anche grazie alle virtù nutrienti e al benefico senso di sazietà che dà il suo consumo.

. . . Botanica.
Il castagno (Castanea sativa) è una pianta della famiglia delle Fagacee, cui appartengono anche altri due grandi protagonisti delle nostre coperture boschive: la quercia ed il faggio.
E' un albero caducifoglio di notevoli dimensioni (fino a 35 metri d'altezza e 6-8 metri di diametro del fusto) e molto longevo, dallo sviluppo abbastanza lento ma, da cinquantanni di vita in poi, spettacolare, grazie al fusto eretto e piuttosto tozzo, alle grandi ramificazioni robuste, alla chioma sontuosa composta di foglie dure, lanceolate, seghettate ai margini, di un verde intenso nella parte superiore e più tenue in quella inferiore.
ll periodo della fioritura può variare a seconda delI'aItitudine, della latitudine e del clima, ma di norma è compreso tra giugno e luglio. l fiori sono unisessuali: quelli femminili crescono alla base di quelli maschili, che sono costituiti da lunghe infiorescenze a fomia di spiga, di colore giallo pallido o giallo - verdognolo. Dalle infiorescenze femminili evolvono poi le cupole spinose, dette comunemente ricci, all'intemo delle quali sono contenuti ifrutti commestibili, chiamati castagne.
Le castagne sono in numero di tre per ogni riccio, di fonna semisferica la due laterali e di forma schiacciata quella centrale. Questo vale per il castagno selvaggio (cioè selvatico, che nasce pontaneo) mentre nelle piante coltivate ogni riccio contiene un solo frutto, nonnalmente di maggiori dimensioni della castagna comune, ed è detto marrone.

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Preparazione





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